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2007-02-21 21:19 |
| Governo battuto per 2 voti al Senato, Prodi si dimette |
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在外交部长达勒玛的外交政策未获参议院认可之后,普罗迪总理今晚率全体内阁阁员向纳波里塔诺总统提出总辞。
中央社消息,达勒玛今天稍早到参议院发表外交政策演说,强调义国未来的外交主轴是唾弃战争及强化义国在国际组织的角色,特别是联合国。此一外交政策在参议院投票表决时却意外未跨过一百六十票简单多数门槛,在出席的三百十九名议员中仅获一百五十八票赞成,一百三十六票反对及二十四票弃权,以两票之差落败。
在获知外交政策在参议院的投票落败之后,普罗迪随即召集内阁紧急会议,并决定向总统提出总辞。
根据总统府发布的声明,纳波里塔诺尚未决定是否接受普罗迪的辞职,但已要求各政府官员留在目前的工作岗位上处理日常事务。纳波里塔诺将从明天开始在总统府就筹组新政府事宜展开谘商。
普罗迪是于去年四月大选,率领九个政党合组的中间偏左「团结」联盟,以些微差距击败前总理贝鲁斯柯尼所领导的中间偏右「自由之家」联盟,取得执政权。他自去年五月十七日就任总理迄今仅二百八十一天。
(ANSA) - ROMA - Il governo cade per due voti al Senato, sulla politica estera. E, alla fine di una giornata segnata dai colpi di scena, Romano Prodi sale al Quirinale e rassegna le dimissioni nelle mani del capo dello Stato. Giorgio Napolitano si riserva di accettare e indice subito (cominceranno domani alle 10.30) le consultazioni per affidare l'incarico di formare il nuovo governo. Dopo tante minacce di crisi, insomma, l'esecutivo di centrosinistra va in testa coda e cade quando (forse) meno se lo aspettava. La disfatta della maggioranza va in scena ancora una volta a Palazzo Madama, che si conferma la bestia nera del governo Prodi. A distanza di una ventina di giorni, dopo lo scivolone sulla mozione della Cdl sulla base Usa di Vicenza, infatti, il governo viene battuto di nuovo sulla risoluzione che approva la relazione del ministro degli Esteri Massimo D'Alema. E si apre la crisi. Prodi convoca un rapido Consiglio dei ministri, poi sale al Quirinale, dove il presidente della Repubblica e' rientrato precipitosamente, interrompendo una visita ufficiale a Bologna. Era stato proprio Napolitano a chiedere a Prodi di tornare al Senato dopo la sconfitta sulla base di Vicenza, proprio per provare il sostegno della maggioranza alla politica estera del governo. E D'Alema aveva detto chiaro, ieri da Ibiza, che ''senza la maggioranza, si va tutti a casa''. Concetto ripetuto, in modo piu' articolato, nell'intervento del responsabile della Farnesina al Senato, quando ha invitato i senatori della maggioranza a ''votare in modo chiaro'', aggiungendo che era giunto ''il momento delle assunzioni di responsabilita'''. Un intervento, considerato da tutti, centrosinistra e opposizione, pur nelle diversita' di posizioni, di alto profilo, degno delle grandi occasioni, quando un governo chiama a raccolta la sua maggioranza per avere ''quel consenso vero che e' condizione per andare avanti''. In sostanza, D'Alema ha chiesto una sorta di voto di fiducia, sfidando i rapporti di forza, che al Senato sono ormai paritari tra maggioranza e centrodestra, e le tante incognite di una votazione al cardiopalma. Tanto piu' che il gruppetto di senatori dissidenti pacifisti della sinistra radicale resta fermo sulle sue posizioni e che sono determinanti i senatori a vita. Stavolta pero' al ministro degli Esteri e' andata male: il centrosinistra si e' fermato a 158 voti, due in meno del quorum richiesto di 160 si'. A far inciampare la maggioranza e' stata una inedita cinquina composta da tre senatori a vita e due ''irriducibili'' della sinistra radicale. I due voti mancanti sono stati quelli di Giulio Andreotti e Sergio Pininfarina che, a sorpresa, hanno deciso di astenersi (mentre il primo era dato come voto a favore e il secondo assente), pur considerando che al Senato l'astensione vale come voto contrario. All'Unione sono mancati poi anche i voti di un altro senatore a vita, Oscar Luigi Scalfaro, rimasto a casa perche' malato, che in passato ha sempre votato con la maggioranza. Ma soprattutto l'Unione ha visto dissociarsi i pacifisti ''pasdaran'' Franco Turigliatto (Prc), che ha detto di volersi dimettere da senatore dopo il voto, e Ferdinando Rossi (ex Pdci), che non hanno preso parte alla votazione. In realta' quest'ultimo aveva annunciato un voto di astensione, ma gli e' stato quasi impedito dai senatori dell'Unione e ha rinunciato. Alla fine, tuttavia, il suo voto non avrebbe cambiato le sorti della maggioranza. Cosi' come non e' servito il pressing della mattinata sugli altri dissidenti che, in extremis, hanno votato si', sia pure obtorto collo: il Verde Mauro Bulgarelli, che si e' autosospeso dal partito; Claudio Grassi e Fosco Giannini, entrambi della minoranza interna del Prc, e la senatrice dell'Idv Franca Rame. Per un attimo, sembrava che anche Sergio De Gregorio, il transfuga dell'Idv, votasse per il governo ma poi ha votato ancora una volta con l'opposizione e, a fine giornata, ha parlato di un ''ottimo risultato''. ''La colpa di tutto e' di Pininfarina e Andreotti, che si sono astenuti e di Rossi e Turigliatto che non hanno votato'', hanno commentato i senatori dell'Unione all'uscita dell'Aula dove, dopo il risultato, e' scoppiata la solita bagarre con il centrodestra in piedi che gridava ''dimissioni, dimissioni''. Mentre sui due dissidenti si abbatteva ''il disprezzo totale'' della capogruppo dei Verdi-Pdci Manuela Palermi, che aveva ottenuto la marcia indietro di Bulgarelli. A sera, l'Unione si interroga sullo sviluppo della crisi. L'Ulivo (dopo un vertice con Rutelli, Fassino e D'Alema a Palazzo Chigi), si dice pronto a confermare la fiducia a un governo Prodi-bis. Prc, Pdci e Verdi insistono perche' la maggioranza vada avanti. Ma le incognite restano tante. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, ottenute le dimissioni immediate del premier, si mostrano prudenti, in attesa dell'incontro con Napolitano. Mentre la Lega punta alle elezioni anticipate gia' in primavera e l'Udc propone una ''tregua'' alla maggioranza, con un 'tavolo' per affrontare uniti i problemi del Paese. Il pallino pero' torna ora nelle mani del capo dello Stato. (ANSA)